Entrare in una relazione con chi soffre di Disturbo Evitante di Personalità (DEP) può essere un’esperienza profondamente destabilizzante: ti trovi davanti a una persona che può sembrare fredda, distante o disinteressata, proprio quando cerchi di avvicinarti di più. In questi casi la chiave per interagire con successo non è certo “spingere” più forte, ma creare un ambiente sicuro dove la vulnerabilità non sia punita.
È bene capire che per un evitante l’intimità è una minaccia. Più ti avvicini, più lui/lei sente di essere “scoperto” nei suoi difetti e teme che, vedendoli, lo/la abbandonerai. Pertanto, non va interpretato il suo distanziamento come mancanza d’amore. È un meccanismo di difesa, non un attacco contro il partner. Le pressioni dirette (“Perché non mi parli?”, “Devi aprirti di più!”) producono l’effetto opposto: la fuga.

Invece di pretendere grandi confessioni emotive, è importante valorizzare i piccoli momenti di condivisione quotidiana. La costanza conta più dell’intensità. Dire “Ma non hai motivo di sentirti così” o “Sei bellissimo/a, non essere sciocco” spesso non funziona, perché invalida il loro sentire. E arriviamo alla gestione dei conflitti. Per chi soffre di DEP, una critica durante un litigio non è un semplice disaccordo, ma la conferma della propria indegnità. In questi casi, invece del “Tu sparisci sempre e mi fai stare male” sarebbe preferibile “Mi sento un po’ solo/a quando non ci sentiamo per molto tempo, mi farebbe piacere un tuo segno.” Insomma, l’evitante spesso si sente inferiore, ma supportare i suoi successi personali o lavorativi aiuta sicuramente a costruire quell’autostima che poi rifletterà positivamente sulla coppia.




