Innamorarsi di un’idea, di una voce, di una sequenza di pixel. In un’epoca dominata dai social e dalle app di dating, il fenomeno dell’innamoramento “al buio” — prima ancora di un incontro fisico — è diventato una realtà sempre più comune, ma non per questo meno enigmatica.
È possibile amare qualcuno che non abbiamo mai annusato, toccato o guardato negli occhi dal vivo?
Quando conosciamo qualcuno attraverso uno schermo o una corrispondenza, le informazioni che riceviamo sono parziali. Non vediamo come tratta il cameriere, come si muove nello spazio o qual è la sua aura reale.
In questo vuoto informativo, la nostra mente compie un’operazione creativa: idealizza. Se l’altro scrive bene, ipotizziamo che sia anche gentile. Proiettiamo sull’altro tutte le qualità che cerchiamo in un partner ideale. Paradossalmente, ci si confida più velocemente via chat che di persona, creando un legame emotivo che sembra secolare dopo pochi giorni.
In fin dei conti innamorarsi senza conoscersi fisicamente è un po’ come costruire una casa partendo dal tetto. È un’esperienza puramente mentale, un’estasi intellettuale che però poggia su fondamenta fragili. Il pericolo non è che l’altro sia “cattivo”, ma che sia semplicemente “diverso” da come lo abbiamo immaginato. Tuttavia, innamorarsi della mente di qualcuno prima che del suo corpo ha dei pregi innegabili: Si dà priorità ai valori, ai sogni e alla visione del mondo. Ci si innamora dell’essenza, superando barriere estetiche che dal vivo potrebbero bloccarci subito, senza considerare che il tempo che intercorre tra la conoscenza digitale e l’incontro fisico alimenta un desiderio romantico che oggi, nell’era del “tutto e subito”, è quasi rivoluzionario.
Nel complesso, potremmo dire che innamorarsi senza conoscere è un atto di coraggio e di fantasia. È la prova che il cuore umano non ha bisogno di prove tangibili per iniziare a battere più forte. Tuttavia, per far sì che questa scintilla diventi un fuoco duraturo, deve avvenire il passaggio dal piano immaginario al piano reale. L’amore vero, infondo, non è quello che inventiamo nella nostra testa, ma quello che resiste alla scoperta dei difetti reali dell’altro.




